Si può assumere CBD in allattamento?

Si può assumere CBD in allattamento?

La cannabis legale e i prodotti contenenti CBD sono di libera vendita, ed è possibile acquistarli negli shop dedicati oppure online. Molte donne hanno deciso di assumere cannabidiolo o di utilizzare prodotti cosmetici contenenti questa molecola per gli enormi benefici. Ma.. se sono incinta potrò assumere CBD in allattamento?

Gravidanza e allattamento sono due fasi delicate per il feto e per la donna; ciò che la neo mamma assume per via orale raggiunge il feto e il latte materno, è meglio essere prudenti.

Il CBD, come il THC, è un cannabinoide presente nelle piante di canapa. La differenza è negli effetti indesiderati: il CBD non nuoce alla salute ed ha importanti proprietà benefiche: dalla tensione muscolare alla meditazione, pressione sanguigna,… Il THC invece è una sostanza psicotropa che può provocare alterazioni psico-fisiche.

CBD in allattamento

Un riscontro certo del cannabidiolo (CBD) sull’allattamento al seno è ancora in fase di studio. La ricerca scientifica è in fase embrionale; molti dubbi e domande non ancora hanno una risposta. Non sono stati condotti sufficienti studi sulle interazioni tra neonato, CBD e allattamento.

I dati insufficienti non possono determinare con certezza se la sostanza sia del tutto sicura o meno. È importante sapere che nel latte materno sono naturalmente presenti alcuni endocannabinoidi.

Queste molecole, prodotte dal sistema endocannabinoide umano, svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo fisiologico del feto. In particolare il CBD risulta fondamentale per la stimolazione del recettore CB1; fondamentale per il processo di sviluppo fisiologico del sistema nervoso e cerebrale in fase pre e post natale.

La presenza, seppur minima, di THC, può complicare le cose. Il cannabinoide infatti è solubile nei grassi. Significa che il latte (qualsiasi tipo), compreso quello materno, è per il THC un vettore ottimale a cui legarsi. È dimostrato che, in alcuni casi, il THC può limitare lo sviluppo del feto (in determinati casi) durante la gestazione.

La Food and Drug Administration (FDA) riporta che il THC può restare presente nel latte materno fino a 6 giorni (più dell’alcol). Viene quindi raccomandato alle neo mamme di astenersi dai prodotti a base di cannabis nel corso dell’allattamento, e prima ancora: fin dalla gravidanza. È preferibile prediligere prodotti THC free, come un olio CBD isolato o soluzioni cosmetiche da utilizzare esternamente.

Tuttavia, altre ricerche non concordano…

Ricerche scientifiche..? Serve coScienza.

In una ricerca svolta da 74 professionisti dell’allattamento, l’85% ha incoraggiato l’allattamento al seno nelle madri che usano marijuana. La maggior parte delle linee guida internazionali sull’allattamento al seno sono rimaste ferme al ‘non raccomandare’ l’uso di cannabis durante l’allattamento.

L’Academy of Breastfeeding Medicine ha cambiato le linee guida (2009 e 2015) per consentire l’uso potenziale della cannabis durante l’allattamento, citando: “non ci sono dati abbastanza forti per raccomandare di non allattare al seno durante l’uso di marijuana, nonostante ci sia urgenza di una riduzione” a causa dei possibili effetti neurocomportamentali a lungo termine.

Gli autori delle ricerche sollecitano i medici a creare una giusta conoscenza e coscienza sull’uso dei cannabinoidi in gravidanza e allattamento dati i possibili effetti sul nascituro.

E in gravidanza?

Il CBD in gravidanza può portare grande aiuto alle neo mamme perché il cannabidiolo aiuta ad alleviare alcuni disturbi. Innanzitutto può contribuire ad alleviare il senso di nausea, presente nei mesi di gestazione. Il CBD è un ottimo antidolorifico, utile per alleviare dolori alla schiena o al basso ventre. Inoltre, ha la capacità di ridurre le contrazioni e la rigidità muscolare. È di aiuto anche per la psiche, aiuta a rilassarsi: combattendo ansia, stress e spossatezza che spesso
affliggono le neo mamme.

Contrariamente al THC, il cannabidiolo (CBD) non presenta particolari controindicazioni in periodo di gravidanza. Numerose ricerche ed esperimenti in laboratorio hanno suggerito che il CBD non altera il normale sviluppo fisiologico dell’embrione ma, grazie alla sua azione di rilassamento dei muscoli, facilita notevolmente il superamento della fase di travaglio.

 

 

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